Tele - Tavole:Fuga in Egitto Biagio Bellotti

Fuga in Egitto – Biagio Bellotti – Chiesa parrocchiale di Samarate

  • FINE
    Dopo il restauro
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Committenza: Parrocchia SS. Trinità

Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici: Dott. A. Spiriti

Relazione tecnica dell’intervento di restauro di un dipinto su tela collocato nella Chiesa parrocchiale di Samarate (VA)

Soggetto: Riposo durante la fuga in Egitto
Epoca: XVIII secolo
Dimensioni: il dipinto è modanato nella parte alta; le dimensioni estreme sono : 312,5 h X 193,5 b.
Collocazione: Cappella di S. Giuseppe
Autore: Biagio Bellotti (1714 / 1789)

Stato di conservazione

Il dipinto si presentava ancorato ad un telaio ligneo ad incastri fissi le cui assi erano leggermente incurvate.
L’opera aveva subito un intervento di foderatura, con una tela di lino a trama molto fitta, che impediva di osservare il supporto originale.
Lungo i bordi si poteva vedere una perdita di adesione fra le due tele.
Osservando il fronte era possibile individuare la trama del supporto originale: rapporto trama ordito 1:1 tela detta “a tela”. Il dipinto sembrava essere costituito da un’unica pezzatura, in realtà in seguito alla sfoderatura è stato possibile individuare una striscia di tela larga circa 10 cm cucita lungo il bordo sinistro.
Un allentamento generale interessava il supporto.
Lo strato preparatorio e la pellicola pittorica erano difficilmente relazionabili in quanto coperti, quasi ovunque, da estese e grossolane riprese pittoriche riconducibili ad un intervento di “restauro” del 1933, documentato da una scritta su carta applicata sul retro del dipinto (“Restaurato l’anno 1933 Pierino Rossini fecit. Samarate”).
Per quanto era possibile osservare, la crettatura appariva piuttosto fitta e sottile.
Un’indagine a luce radente ha consentito di evidenziare numerosi difetti di adesione soprattutto in prossimità ed in corrispondenza delle ridipinture più spesse che tendevano a strappare gli strati materici sottostanti .
Diffuse un po’ ovunque ma di limitata estensione, erano le lacune con visione del supporto.
Sulla veste di S. Giuseppe erano visibili delle abrasioni del colore e ne erano ipotizzabili altre sotto le ridipinture.
Oltre ad un consistente deposito di polvere erano visibili delle macchie bianche riconducibili ad una caduta di calcinacci dal soffitto della Cappella.

Cornice

La cornice che correda il dipinto è in legno dorato, modanata come il dipinto.
Sul supporto era individuabile solo un leggero attacco xilofago.
Anche la cornice, come il dipinto, era stata più volte ritoccata ed era difficile individuare la materia originale; solo in seguito ad analisi più dettagliate eseguite in laboratorio è stato possibile individuare la finitura originale costituita da uno strato di gesso con  lamina d’argento meccata sopra la quale era stata poi stesa una seconda preparazione gessosa, una stesura di bolo rosso, uno strato di oro steso a pennello e più ritocchi a porporina che coprivano le lacune con perdita di tutti gli strati sovrastanti il supporto.
Numerosi erano i sollevamenti e le cadute, di lieve entità, della preparazione.
Uno spesso strato di sporco grasso copriva uniformemente il manufatto.

Intervento effettuato

Un’attenta analisi dello stato di conservazione del dipinto ed alcuni piccoli tasselli di pulitura hanno evidenziato una situazione molto complessa che ha reso difficile la scelta della sequenza operativa perché le condizioni degli strati materici costituenti l’opera avrebbero richiesto la realizzazione della foderatura prima dell’operazione di pulitura della pellicola pittorica ma la consistenza e lo spessore delle ridipinture era tale da compromettere il risultato della foderatura. ( la stiratura avrebbe appianato pellicola pittorica originale e ridipinture ,quindi, una volta asportate queste ultime si sarebbero creati dei dislivelli sulla superficie dipinta).
Inoltre, il consolidamento messo in atto con la foderatura avrebbe reso più tenaci anche le ridipinture.
In accordo con l’Ispettore della Soprintendenza, dopo avere stabilito la necessità di eliminare le ridipinture del 1933 ai fini di un recupero non soltanto estetico ma soprattutto conservativo, si è, infine, deciso di intervenire nel seguente modo:
-         velinatura preventiva ed abbassamento dei sollevamenti delle ridipinture e della cromia originale sottostante al fine di creare una stabilità degli strati materici costituenti l’opera;
-         svelinatura;
-         asportazione delle ridipinture con una soluzione chetonica addizionata con un solvente decapante ( 3%);
-         consolidamenti localizzati, con veline supportanti, in corso di pulitura;
-         seconda velinatura mirata al consolidamento degli strati originali e alla protezione del fronte per le successive operazioni.

La pulitura ha evidenziato le numerose lacune causate, data la caratteristica delle stesse, da un consistente dilavamento che ha interessato soprattutto la parte alta e la fascia centrale del dipinto. La zona maggiormente degradata è risultata essere quella dei cherubini sulle nubi più alte: sotto il rifacimento del 1933 sono emerse le tracce di due visi e buona parte di un terzo. Prima di asportare il rifacimento dei cherubini è stata, naturalmente, eseguita un’accurata documentazione fotografica.
Oltre alle suddette lacune, la pulitura ha evidenziato anche delle abrasioni del colore molto probabilmente provocate da una pulitura eccessivamente aggressiva riconducibile al solito restauro.
Essendo il fronte protetto dalla velinatura, si è potuto procedere con l’ eliminazione della vecchia foderatura che non mostrava più una adesione omogenea al supporto originale.
Il retro è stato pulito rimovendo meccanicamente (bisturi) ogni residuo di colla pasta; è stata quindi stesa una colletta molto diluita che ha continuato l’operazione di consolidamento dei vari strati materici costituenti l’opera.
Le operazioni di restauro sono proseguite con la foderatura del supporto utilizzando colla pasta applicata secondo il metodo fiorentino.
Dato che il vecchio vincolo non era più in grado di assolvere alle proprie funzioni, il dipinto è stato tensionato su un nuovo telaio ligneo ad incastri mobili regolati da zeppe.
In seguito alla svelinatura è stato possibile rifinire la pulitura in alcuni punti particolarmente critici.
Le lacune dello strato preparatorio sono state risarcite con stuccature (gesso di Bologna e colla animale), opportunamente pigmentate per creare un sottotono alle varie campiture.
Considerata la quantità e l’estensione delle mancanze, in accordo con l’Ispettore della Soprintendenza, si è optato per un’integrazione cromatica che consentisse il recupero della leggibilità dell’opera: utilizzando la tecnica della selezione cromatica sono state ricostruite le lacune di cui era possibile un’interpretazione non arbitraria.
La grossa lacuna che interessa le nuvole e i cherubini nella parte alta del dipinto, invece, è stata integrata con un sottotono a tratteggio che evidenzia la grossa perdita di pellicola pittorica originale ma non disturba la lettura dell’opera.
I ritocchi sono stati eseguiti ad acquerello.
Le abrasioni della cromia non sono state ritoccate.
La nebulizzazione di una vernice protettiva ha concluso le operazioni di restauro.

Cornice

Dopo il retsauro

Dopo il restauro

Dopo avere realizzato un’operazione di disinfestazione, le parti interessate dai sollevamenti sono state consolidate localmente con colla animale.
Si è optato per il mantenimento della finitura dorata data la difficoltà della conservazione della delicatissima meccatura sottostante qualora si fosse tentato di eliminare lo strato dorato che, inoltre, godeva di un buono stato di conservazione. E’ stata quindi eseguita una pulitura volta ad eliminare lo sporco grasso e i ritocchi a porporina.
Le lacune della preparazione sono state integrate a gesso e colla e successivamente ritoccate ad acquerello a selezione oro. Una verniciatura protettiva ha concluso il restauro.
Otto piastrine a L, fissate sul retro della cornice hanno consentito di ancorare la stessa al dipinto evitando la chiodatura frontale.

Il restauro è stato eseguito nei mesi di aprile / dicembre 2000 ed è stato seguito per la Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di Milano dal Dott. Andrea Spiriti.