Statue policrome

Cristo Risorto – Parrocchia di San Giovanni – Busto Arsizio (VA)

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Relazione tecnica del restauro di una scultura lignea policroma di proprietà della Parrocchia di S. Giovanni Battista di Busto Arsizio.

Soggetto: Cristo Risorto
Epoca: XVIII secolo
Dimensioni: cm 146 h Cristo; cm 24 h basamento.

Stato di conservazione

La scultura ha subito un dilavamento che ha causato un notevole stato di degrado dei vari strati materici che la costituiscono.
Iniziando l’osservazione dell’opera dal supporto ligneo si è potuto notare a carico di quest’ultimo un consistente attacco xilofago i cui fori di sfarfallamento erano visibili anche sulla superficie dipinta.
Si riscontravano inoltre fessurazioni strutturali di modesta entità e gravi lacune del supporto: mancavano otto dita delle mani.
Gli occhi della statua sono stati realizzati in vetro ma del sinistro ne è rimasta solo una piccola parte non più ancorata all’orbita oculare.
La preparazione è costituita da uno strato molto sottile di gesso che si ispessisce solo sul bordo del manto dove un’incisione geometrica crea l’effetto di un ricamo.
Tutto lo strato preparatorio presentava difetti di adesione e coesione. La preparazione mostrava diffuse e numerose lacune che in alcune zone (gamba sinistra, basamento) assumevano notevoli estensioni.
Anche la pellicola pittorica era interessata da difetti di adesione e coesione e da ampie mancanze.
Fortunatamente la policromia del viso si è quasi completamente conservata.
Un consistente strato di sporco grasso copriva la superficie dipinta.
Indagini visive preliminari non hanno consentito di rilevare la presenza di ridipinture, fatta eccezione per alcune grossolane pennellate sul retro della statua, solo in sede di restauro un’analisi più approfondita ha evidenziato due strati di ridipinture che hanno reso necessario il sopporto di indagini chimiche per conoscerne la natura.

Intervento effettuato

La prima operazione resasi necessaria è stata una velinatura generale dell’opera al fine di bloccare i sollevamenti dello strato preparatorio e della pellicola pittorica evitandone così la caduta.
Il consolidamento è stato realizzato con colletta animale e i sollevamenti sono stati adagiati utilizzando una spatola a caldo.
Dopo essere stata spolverata l’opera è stata sottoposta ad un trattamento antitarlo che ha consentito di eliminare eventuali attacchi xilofagi in atto e di prevenirne futuri.
Il supporto è stato consolidato, per imbibizione, con una resina acrilica: l’operazione ha interessato soprattutto il basamento dell’opera che, essendo stato immerso nell’acqua, presentava gravi problemi di decoesione ; in seguito, per evitare che tutto il peso della statua gravasse su questa zona così provata, sono stati inseriti, all’interno dell’incavo del basamento, quattro elementi lignei di altezza superiore (> 1,5 cm) al basamento stesso.
Alcuni tasselli di pulitura su gli incarnati hanno evidenziato una successione cromatica poco chiara che ci ha indotti a chiedere l’ausilio di indagini chimiche, realizzate dal Dott. Soroldoni, grazie alle quali è stata possibile una corretta lettura delle stesure pittoriche e l’identificazione dei materiali.
L’opera presentava una stratificazione materica così articolata:
-         supporto ligneo
-         preparazione costituita da gesso e colla
-         pellicola pittorica a base di Biacca con pigmenti di Terra Bruna e Lacca Rossa in legante oleoso
-         sottili tracce brunastre identificabili come un deposito di sporco e polveri
-         stesura più scura con biacca identificabile come prima ridipintura
-         stesura grigiastra costituita da Biacca, Nero Vegetale e Silice con legante a base di resine, identificabile come seconda ridipintura.
Dopo avere valutato la quantità e la qualità della pellicola pittorica originale in accordo con l’Ispettore della Soprintendenza è stata decisa l’asportazione degli strati pittorici sovrammessi, realizzata tramite impacchi con una miscela solvente di acqua distillata, ammonio idrato, white spirit e carbonato d’ammonio sospesa in acido stearico.
Per quanto riguarda, invece, le cromie dei panneggi è stato mantenuto l’unico strato pittorico ancora presente opportunamente pulito dallo sporco grasso.
Le lacune del supporto sono state integrate con un impasto di colla vinilica e segatura ad eccezione delle mancanze di ampie dimensioni per le quali sono stati realizzati dei piccoli inserti lignei.
L’occhio mancante è stato ridefinito inserendo nell’orbita oculare, opportunamente ricostruita , la parte vitrea conservatasi, completata, in seguito, dal ritocco pittorico.
In considerazione dell’uso devozionale a cui sarebbe stata destinata l’opera è stata decisa la ricostruzione delle dita delle mani secondo l’iconografia classica del Cristo Risorto.
Le dita sono state realizzate in resina colata in stampi siliconici e sono state ancorate con dei perni introdotti negli stessi fori utilizzati per connettere le dita lignee originali; lo strato preparatorio è stato ricostituito con stesure incrociate di gesso e colla e la cromia dell’incarnato è stata imitata utilizzando colori ad acquerello secondo la tecnica del tratteggio.

Le lacune dello strato preparatorio sono state risarcite con gesso di Bologna e colla animale: i piedi e la parte di basamento completamente priva di tracce di materia originale sono stati lasciati a legno, pulito dall’eccesso di tannino emerso in seguito al dilavamento e protetto da una vernice all’acqua che non ha alterato le caratteristiche dell’essenza lignea.
Le lacune della pellicola pittorica sono state integrate con colori ad acquerello utilizzando la tecnica della selezione cromatica.
La nebulizzazione di una vernice protettiva ha concluso le operazioni di restauro.

Il restauro è stato eseguito nei mesi di dicembre 1999 / aprile 2000 ed è stato seguito, per la Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di Milano, dalla Dott.ssa Luisa Arrigoni e nella fase conclusiva dal Dott. Andrea Spiriti