Affreschi

Santuario di S. Maria Presso San Celso

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Committenza: Ministero per i Beni Culturali – Direzione Regionale della Lombardia

Direzione Regionale: Arch. G.C. Borellini

Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici: Arch. L. Corrieri

Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici: Dott.ssa S. Bandera

Relazione tecnica del restauro della seconda e quarta campata della navata settentrionale del santuario di Santa Maria presso San Celso in Milano

prima del restauro - 1

Cerano – prima del trestauro

dopo il restauro - 1

Cerano – dopo il restauro

I lavori, oggetto del restauro, riguardano l’apparato decorativo della seconda e quarta campata della navata settentrionale; comprendono sia elementi in stucco (telamoni, cariatidi, cornici, putti ed elementi vegetali), impreziositi da finiture in foglia d’oro, presenti nelle nervature della volta, che dipinti murali collocati nella lunetta delle pareti e nelle vele della volta. Sono stati eseguiti da due diversi artisti: quelli della seconda campata sono stati realizzati da Giovan Battista Crespi detto il Cerano, mentre quelli della quarta da Giulio Cesare Procaccini.

Tecnica esecutiva:

particolare prima del restauro

Procaccini – prima del restauro

particolare dopo il restauro

Procaccini – dopo il restauro

Se pur i due artisti hanno vissuto contemporaneamente: il Procaccini nasce nel 1574 e muore nel 1625, ed il Cerano nasce nel 1573 e muore nel 1632, durante i restauri sono emerse, naturalmente differenze stilistiche, ma anche notevoli differenze tecniche: il Procaccini, legato alla tradizione manierista, dipinge con la tecnica canonica dell’affresco, il supporto d’intonaco è liscio, le stesure pittoriche sono stese per velature e rifinite, per gli effetti chiaro – scurali, da veloci e precisi tratteggi tali da assomigliare, per la cura del particolare, a dipinti da cavalletto; il Cerano dipinge su un intonaco leggermente più granuloso ed impiega abbondantemente la calce per miscelare i colori, da questo ne deriva una pittura più materica fatta di pennellate corpose una pittura più “impressionista”. L’intonaco, realizzato con calce e sabbia, è stato steso secondo giornate ben curate e razionali seguendo i margini di panneggi e figure; sullo strato di arriccio con spessore di circa 10 mm. È stato steso l’intonachino con spessore di circa 5 mm.; tra le due campate, nei punti in cui abbiamo potuto eseguire il rilievo, non vi sono particolari differenze nello spessore degli intonaci. In entrambe le campate, i pittori, hanno utilizzato campiture di colore stese a secco: verdi e azzurrite.

La trasposizione del disegno preparatorio è avvenuta in entrambi i casi con la tecnica dell’incisione indiretta da cartone, nella cappella del Cerano abbiamo individuato i fori causati dai chiodi impiegati per reggere i cartoni, gli stessi sono poi stati stuccati; molte stuccature sono cadute mentre quelle ancora presenti sono fessurate lungo il margine e leggermente rientranti. L’aver rilevato i fori dei cartoni è inusuale nella pittura ad affresco perché gli stessi vengono risarciti quando l’intonaco è ancora fresco quindi l’asciugatura e la carbonatazione dello stesso avviene contemporaneamente rendendo impossibile la localizzazione dei fori; in questo caso, l’aver ritrovato le stuccature dei fori crettate e leggeremente sottolivello, indica che le stesse sono state eseguite quando l’intonaco era in fase d’asciugatura quindi un ritiro diverso tra la malta della giornata e quella della stuccatura; tutto questo farebbe ipotizzare che il Cerano non si sia curato della stuccatura dei fori poiché sarebbe intervenuto pittoricamente anche quanto l’intonaco era già in avanzata fase d’asciugatura impiegando la calce come legante.

Tutto l’apparato in stucco è stato eseguito in opera: gli elementi ad alto rilievo e a tutto tondo sono stati realizzati creando un iniziale armatura di ferro, in alcuni casi tale armatura è stata fissata alla parete mediante chiodi; il primo strato, per creare i volumi, è costituito da malta di calce e sabbia grossolana mentre la finitura è costituita da un impasto di calce aerea e polvere di marmo.

Gli stucchi sono impreziositi da dorature in foglia applicate a missione su una base di bolo.

Stato di conservazione:

Le patologie di degrado che sicuramente hanno maggiormente provocato l’ammalorarsi degli apparati decorativi, sono le infiltrazioni d’acqua piovana proveniente dalla copertura, i sali, per lo più solfati, veicolati all’interno della muratura dall’acqua, la pressione dei sali che, durante la fase d’asciugatura sono aumentati di volume, hanno provocato il distacco, ed in più punti la perdita della pellicola pittorica e degli strati di finitura degli stucchi. Dissesti della copertura che hanno permesso le infiltrazioni d’acqua, erano già presenti in passato; l’apparato decorativo è stato oggetto di almeno due interventi di restauro; nel primo, probabilmente per l’avanzato stato di degrado, sono state rifatte ampie porzioni delle decorazioni in stucco, i rifacimenti più consistenti sono localizzati nella quarta campata: interamente il cherubino della lunetta, la cariatide dell’angolo N-O e molti dei decori interni delle cornici del lato nord.

Dopo il restauro

Particolare dopo il restauro

I rifacimenti sono facilmente identificabili oltre per la loro approssimazione esecutiva, anche perché le dorature sono state realizzate con strisce di foglia d’oro applicate solo nei punti più aggettanti, inoltre, parte dei rifacimenti era stata eseguita con una malta scura probabilmente ricca di pozzolana; a questo primo restauro sono attribuibili i rifacimenti ad affresco delle vele ovest e nord della quarta campata, zone molto probabilmente particolarmente degradate, l’intervento pittorico, questa volta eseguito a secco con tempera, ha inoltre interessato tutti i fondi dei dipinti della quarta campata. Un secondo restauro, più di tipo conservativo, è stato eseguito negli anni cinquanta dalla restauratrice Brambilla, anch’essa ha dovuto porre rimedio al degrado provocato dalle infiltrazioni d’acqua, questo secondo intervento era identificabile perché l’operazione d’integrazione pittorica era stata eseguita con un primo tentativo di tratteggio.

Durante questo restauro, per fissare i sollevamenti della pellicola pittorica, sulla superficie è stato steso un fissativo di natura proteica, probabilmente colla di coniglio (dato emerso dalle analisi chimiche), che, ripresentandosi i problemi legati ai dissesti della copertura, ed impedendo una corretta traspirabilità degli strati di supporto, ha contribuito ad aumentare i processi di degrado. Per ancorare le parti più aggettanti degli stucchi (a nostro avviso con eccesso di prudenza) sono state inserite delle zanche metalliche nella muratura e, asportando porzioni di materia originale, fissate agli stucchi, il fissaggio ha coinvolto prevalentemente gli stucchi della seconda cappella nella quale sono state eseguite molte più parti aggettanti, per coprire le zanche inserite nei corpi delle cariatidi della quarta cappella erano state eseguite delle stuccature a base gessosa che stravolgevano l’andamento del modellato originale; quanto sia stato devastante quest’intervento è visibile nel rilievo dei rifacimenti del supporto allegato alla relazione. Sulle superfici era presente uno spesso strato di polveri carboniose provocate dalla combustione dei ceri votivi e dal riscaldamento ad aria forzata di cui è dotato il Santuario, le polveri, unite al fissativo alterato, non permettevano la lettura corretta dell’apparato decorativo. In molti punti erano presenti sollevamenti e cadute della pellicola pittorica, nonché sali cristallizzati in superficie, in alcuni casi quest’ultimi erano presenti sotto la pellicola pittorica sollevata che era diventata rigida a causa del fissativo steso nel precedente restauro, tale situazione era diffusa su tutte le superfici, quelle in cui i danni erano maggiori erano le quattro vele della seconda campata e la vela nord della quarta. L’effetto disgregante dei sali era visibile anche sugli stucchi, nelle zone coinvolte, gli stessi, apparivano decoesi, sollevati e diversi erano i punti in cui si era verificata la caduta del supporto, le zone maggiormente colpite erano l’angolo N-E ed il lato Est della quarta campata. Anche nei dipinti sono stati rilevati difetti di adesione tra gli strati preparatori e tra questi ed il supporto murario, la causa è sempre l’ infiltrazione d’acqua piovana, i punti in cui i distacchi erano più accentuati erano le unghie delle quattro vele e la vela nord della seconda campata e la vela nord della quarta, altri distacchi del supporto erano localizzati marginalmente le fessurazioni più ampie localizzate particolarmente nella vela ovest della seconda campata. Gli elementi metallici, sia quelli originali che quelli inseriti nei restauri, si presentavano arrugginiti, in corrispondenza degli stessi le porzioni di stucco erano staccate, altre porzioni di stucco staccate erano relative ad elementi quali foglie, frutti e dita; anche le ghirlande della quarta cappella, originariamente fissate agli archi in pietra, erano staccate. Nel lato nord della cornice del dipinto centrale della seconda campata erano presenti pesanti stuccature che coprivano il modellato della cornice e porzioni d’affresco, in genere tutte le stuccature rilevate occultavano porzioni di materia originale. Durante l’ultimo restauro tutte le dorature sono state ridipinte con pigmenti legati ad un adesivo proteico, a seguito delle non idonee condizioni microclimatiche la colla, cristallizzando, si è sollevata generando piccoli ma numerosi distacchi che fortunatamente coinvolgevano la sola ridipintura e non la doratura originale. I pigmenti stesi a secco, in particolar modo il verde dell’abito del Profeta della vela Sud della quarta campata, erano pulverolenti e quindi particolarmente labili.

Intervento di restauro

Un attento rilevo dei manufatti, analizzando quanto emerso dalle indagini chimiche ed effettuando la lettura delle superfici sia a luce diretta che radente, ci ha permesso il corretto approccio al restauro; non che in questa prima fase avessimo completamente “fotografato” quanto accaduto all’apparato decorativo poiché le condizioni erano estremamente gravi e la copiosa presenza di polveri, sali, fissativi …. , non permetteva di individuare i passaggi dei precedenti restauri analizzabili solo con un intervento diretto sulla materia. La prima operazione è stata la spolveratura con pennelli a setola morbida delle superfici per la rimozione delle polveri incoerenti, per evitare che queste, una volta rimosse dalle superfici rientrassero in circolo, al pennello è stato avvicinato un aspiratore. I sali superficiali, facendo molta attenzione alle zone sollevate rilevate nella fase precedente con luce radente, sono stati rimossi con pennelli e spazzolini, nei punti in cui i sali erano particolarmente cristallizzati ed aderenti alla superficie per la loro rimozione è stato impiegato il bisturi; a seguito di quest’operazione, nell’angolo N-E della quarta campata, in cui gli strati di finitura erano in più punti caduti, è emersa una decorazione in stucco diversa da quella visibile attualmente: ci riferiamo alla fascia in cui due cornici lineari d’angolo contengono un fiore, le cornici d’angolo erano state pensate non lineari ma con lo stesso fiore centrale disposto ad angolo, molto probabilmente si tratta di un ripensamento dell’artista visto che tale differenza stilistica è stata individuata solo in questo punto e più precisamente a destra del volto della cariatide. Le scaglie di pellicola pittorica sollevate in cui non erano presenti i sali cristallizzati, e le zone in cui erano presenti pigmenti stesi a secco, sono state preconsolidate con caseinato d’ammonio al 3% in acqua distillata steso a pennello su carta giapponese ed effettuando la tamponatura della superficie con batufoli di cotone. Le zone in cui vi era la presenza di sali, dopo aver verificato che il fissativo presente era rimovibile con acqua, sono state trattate a tampone con acqua distillata su carta giapponese, il trattamento è stato ripetuto fino alla completa rimozione del fissativo e dei sali, successivamente le stesse zone sono state consolidate con lo stesso metodo precedentemente descritto. Una prima pulitura con acqua distillata spugne e spazzolini di nylon è stata effettuata sugli stucchi privi di lamina metallica, questo tipo di pulitura ha rimosso parte dello sporco ed il fissativo, restavano le polveri grasse presenti sulle superfici meno protette, cioè quelle porzioni di stucco dirette verso il basso quindi maggiormente esposte alle polveri veicolate verso l’alto dai ceri e dal riscaldamento, la rimozione di queste ultime è avvenuta tramite un impacco composto da silice micronizzata, ammonio carbonato in soluzione satura ed il 3% di E.D.T.A il tutto solubilizzato in acqua distillata, l’impacco è stato steso sulle superfici con pennelli morbidi per un tempo di circa 15 minuti, successivamente la superficie è stata frizionata con pennelli quindi rimosso l’impacco con acqua e spugne; al termine della pulitura è stata effettuato un ulteriore risciacquo per eliminare i residui dell’impacco; questo tipo di impacco ci ha consentito di intervenire sugli strati superficiali dello stucco evitando di bagnare troppo l’intonaco di supporto che avrebbe generato una patina giallastra sulla superficie. Le dorature, costatato che i sollevamenti sulle stesse riguardavano la ridipintura e concordato con la D.L. ed i Funzionari della Soprintendenza la loro rimozione, sono state inizialmente pulite con acqua e alcool, al termine di quest’operazione sulla superficie abbiamo rilevato la presenza di una patina bruna e dei ritocchi della stessa natura molto scuri localizzati prevalentemente sulle ali dei putti della seconda campata, tale patina, molto tenace, rendeva opaca la superficie togliendo la giusta brillantezza all’oro originale; la rimozione, dopo aver eseguito diverse prove, è stata effettuata con una soluzione d’acqua distillata ed EDTA al 10% (nei punti in cui la ridipintura era più spessa la soluzione è stata addensata con silice micronizzata), la stessa è stata applicata a pennello con tempi di contatto di pochi minuti quindi rimossa con acqua e alcool. L’esecuzione di prove di pulitura ha consentito di appurare che, sotto le ridipinture, in molti punti era presente la stesura pittorica originale, inoltre, i ritocchi del restauro degli anni ’50 erano stati eseguiti senza pulire gli affreschi, gli stessi quindi, se mantenute, sarebbero state molto più scure rispetto alla pellicola pittorica pulita; si è quindi optato per la loro rimozione. La pulitura dei dipinti è avvenuta inizialmente a tampone con acqua distillata intervenendo direttamente sulla superficie pittorica, nelle stesure a secco, tale operazione è stata condotta interponendo alla superficie fogli di carta giapponese; la rimozione della ridipintura dei fondi è avvenuta con acqua distillata e spazzolini di nylon, al termine della stessa sono emerse numerose tracce di un color grigio azzurro “biadetto”, già individuato nelle prove di pulitura. La pulitura definitiva, dopo aver eseguito dei test di prova, è stata realizzata ad impacco con ammonio carbonato in soluzione satura supportata da silice micronizzata; questo tipo di pulitura è stato efficace per la rimozione delle polveri grasse ma, dopo l’asciugatura, sulla superficie venivano rilevate degli aloni biancastri, questi erano dovuti probabilmente alla presenza d’ossalati (già individuati nelle analisi chimiche), generati dall’alterazione del fissativo proteico steso nell’ultimo restauro, tali sbiancamenti sono stati rimossi ripetendo l’impacco aggiungendogli il 5 % di EDTA, le superfici sono poi state accuratamente sciacquate con acqua distillata per rimuovere i residui di silice. Le campiture verdi ed azzurre sono state pulite a tampone su carta giapponese con una soluzione di bicarbonato di sodio in acqua distillata. Gli sbiancamenti sopra citati erano prevalentemente localizzati sugli affreschi della seconda campata dove, vista la tecnica esecutiva, la pellicola pittorica risultava più assorbente (rispetto agli affreschi della quarta campata) si è quindi verificata una maggiore penetrazione del fissativo. Le stuccature sovrammesse, che occultavano matera originale, sia in gesso (corpo cariatidi quarta campata) che in malta (cornice e dipinto centrale seconda campata) sono state rimosse meccanicamente con bisturi e microscalpelli; mentre per le stuccature eseguite sulle cariatidi lo scopo era evidente, nascondere la zanca metallica, non abbiamo trovato una giustificazione per quelle eseguite sulla cornice e parte del dipinto perché, dopo la loro rimozione, non è stata trovata alcuna lacuna e le decorazioni in stucco erano perfettamente conservate. Il consolidamento delle zone solfatate degli stucchi delle due campate e delle vela est della quarta, è stato eseguito tramite diffusione d’idrossido di bario, preceduta dalla stesura a pennello e con nebulizzatori d’ammonio carbonato in soluzione satura, tale operazione, nei punti di maggiore decoesione dell’intonaco, è stato ripetuto più volte. I distacchi degli strati preparatori presenti sia nei dipinti che negli stucchi, sono stati consolidati tramite iniezioni di Acril 33 al 3-5 % in acqua distillata previa l’inizione di acqua e alcool per una maggiore penetrazione capillare del consolidante, dove la dimensione dei distacchi lo ha consentito, è stata iniettata una malta fluida composta da Acril 33 al 2% e calce idraulica Lafarge. Vista la gravità dei distacchi presenti nelle unghie dei dipinti della seconda campata, dovuta al ristagno dell’acqua piovana, il consolidamento è stato effettuato praticando dei fori con diametro 3 mm. (dove è stato possibile i fori sono stati effettuati in corrispondenza delle lacune esistenti) quindi negli stessi sono state inserite delle cannule in PVC dalle quali è stata iniettata la malta fluida, l’area d’intervento, per riportare nella corretta sede il supporto staccato, sono state puntellate con puntelli telescopici. Gli elementi in stucco staccati sono stati rincollati con una malta composta da calce Lafarge additivata con Acril 33 al 10%, agli elementi in cui il solo adesivo non garantiva una tenuta nel tempo sono stati inseriti dei perni in vetro resina o acciaio fissati alle due estremita con resina epossidica bicomponente. La resina epossidica è stata anche impiegata per riposizionare nella corretta sede le ghirlande presenti al centro degli archi sotto i cherubini della quarta campata, un ulteriore fissaggio, che ha più un carattere cautelativo, è stato effettuato inserendo sia nell’arco in pietra che nella parte superiore delle ghirlande due anelli in acciaio inseriti in tasselli ad espansione (quello inserito nella ghirlanda è stato annegato in resina epossidica per una più sicura tenuta), gli anelli hanno consentito l’inserimento di un cavetto d’acciaio fissato con anello d’alluminio così da fissare la ghirlanda all’arco. Tutti gli elementi metallici sono stati passivati con convertitore per ruggine, dove possibile il convertitore è stato iniettato nei distacchi dello stucco in corrispondenza delle armature in ferro; i ferri sono stati poi trattati con ferro micaceo, le uniche zone in cui i ferri sono stati intonati cromaticamente con smalto all’acqua satinato, sono quelli presenti sui busti delle cariatidi della quarta campata e quelli ritenuti di disturbo ad una visione d’insieme sugli stucchi della seconda. Una delle zone maggiormente degradate dell’apparato decorativo in stucco, in cui buona parte dello strato di finitura era caduto, era l’angolo N-E della quarta campata; a seguito di vari sopralluoghi della D.L. e dei funzionari delle Soprintendenze, è stato scelto di privilegiare la visione d’insieme dell’apparato decorativo visto che, di tutta la navata, quest’angolo era quello che, se lasciato privo della bicromia data dall’alternanza del bianco e della doratura, avrebbe creato discontinuità nella lettura d’insieme. E’ stato scelto di ricostruire le cornici lineari e di effettuare delle stuccature di raccordo (senza definire il modellato) delle parti figurative; la stuccatura è stata volutamente differenziata dall’originale impiegando una malta con granulometria diversa, le lacune di ampia dimensione sono state inzialmente stuccate con malta preconfezionata Mapei MC fibrorinforzata, considerato l’esiguo spessore di alcune cornici, per una maggior garanzia di tenuta, in alcuni casi sono stati inseriti barrette d’acciaio, la finitura è stata effettuata sempre con malta preconfezionata Mapei FC con granulometria degli inerti più fine. Le piccole lacune e le fessurazioni sia dei dipinti che degli stucchi, sono state risarcite con calce Lafarge e polvere di marmo aggiungendo sabbietta fine del Ticino quando le dimensioni della lacuna lo permettevano. La vela est della quarta campata, in cui rimanevano pochissime tracce della pittura originale, è stata trattata con intonaco neutro (Mapei MC) colorato in pasta con pigmenti naturali, la stuccatura è stata volutamente realizzata con malta grossolana il più possibile simile a quello dello strato preparatorio originale. Le fessure presenti nell’estradosso, dopo essere state pulite dalle polveri con mezzi aspiranti, sono state stuccate con malta Mapei FC. Terminate le fasi più prettamente conservative, abbiamo affrontato la fase di integrazione cromatica delle superfici: le lacune delle dorature sono state integrate ad acquerello con la tecnica del tratteggio, inizialmente sono state effettuate delle prove di ritocco a velatura, ma, vista la dimensione delle lacune, non si otteneva quell’effetto vibrante dell’oro ottenuto invece con il tratteggio; gli elementi decorativi rifatti con malta cementizia, essendo la malta stessa scura, sono stati inizialmente velati con calce e successivamente integrati a tratteggio con acquerelli. Con velature a calce sono state integrate le stuccature eseguite sia in questo intervento che quelle mantenute dei restauri precedenti, dove le stuccature erano state eseguite in gesso, per attenuare l’igroscopicità, prima di integrarle pittoricamente, sono state trattate con Acril 33 al 5% in acqua. L’integrazione pittorica degli affreschi è avvenuta con acquerelli a tratteggio e con velature sottotono, le lacune ampie sono state integrate a neutro: con velature ad acquerello le lacune in cui era ancora presente il supporto originale, con malta di calce colorata in pasta quelle in cui il supporto originale era perduto. Le parti rifatte ad affresco (localizzate nella vela est e nord della quarta cappella), che, anche al termine della pulitura risultavano scure, ricordiamo che i fondi erano stati completamente ridipinti quindi il color del rifacimento ad affresco si intonava con quello steso a secco sui fondi, sono state velate con colori a calce per tonalizzarle alla cromia del fondo originale, stesso metodo è stato impiegato per intonare cromaticamente la parte terminale del cartilio della vela est. Con velatura a calce colorata con pigmenti naturali, è stato eseguito il neutro della vela ovest e dell’angolo destro della vela nord della quarta campata. L’intervento di restauro è stato eseguito nei mesi compresi tra dicembre ’07 e giugno ’08, sono state coinvolte le seguenti figure professionali: Responsabile dei lavori: Arch. Carla Di Francesco Responsabile del Procedimento: Arch. Giancarlo Borellini Direzione lavori: Arch. Roberta Tongini Folli Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio: Arch. Libero Corrieri Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici: Dott.ssa Sandrina Bandera Direzione operativa: Lorenza Dall’Aglio Coordinatore della sicurezza: Ing. Marco Plebani Impresa esecutrice: Laboratorio San Gregorio srl Dir. Tecnico: Michele Barbaduomo Capo Cantiere: Luigi Reina