Affreschi: San MAgno a Legnano

Como – Duomo

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Restauro degli stucchi di F. Silva nella volta del transetto destro del Duomo di Como

Committenza: Ministero per i Beni Culturali – Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici di Milano

Arch. D. Rancilio

Relazione tecnica dell’intervento di restauro eseguito sull’apparato decorativo in stucco presenti nel transetto destro del Duomo di Como.

Gli stucchi in oggetto sono localizzati nella volta a botte e catino absidale; le superfici sono decorate a lacunari, nel catino è presente un primo gruppo raffigurante la Madonna Assunta contornata da Angeli ed un secondo gruppo composto da angeli musicanti, ad impreziosire e movimentare l’apparato decorativo, è la finitura con foglia d’oro di cornici e rilievi.

Il gruppo scultoreo della Madonna (confermato in un documento di pagamento) è stato eseguito da Francesco Silva, (Morbio Inferiore 1568 -1641), la sua formazione di scultore la si deve agli insegnamenti appresi nella Bottega romana di Guglielmo Della Porta, importante scultore che fu  allievo di Michelangelo.

Gli stucchi del Duomo di Como sono l’ultima opera da lui eseguita (muore subito dopo), per questo lavoro riceve, dalla Fabbrica del Duomo, lir. 1.248; con ogni probabilità a lui si deve la sola realizzazione dei gruppi scultorei visto che il figlio Agostino, nel 1669, riceve la stessa somma per l’esecuzione delle statue della cappella del Crocefisso e lir. 1.140, per la realizzazione dei rosoni.

Nel 1672 (notizia desunta da fonti d’archivio) i fabbriceri decisero di iniziare a dorare la volta della cappella; dobbiamo quindi ipotizzare che gli stucchi sono stati senza doratura per 31 anni.

L’immagine che abbiamo oggi delle decorazioni plastiche è quella restituitaci dopo il restauro del 1966; da un documento d’archivio, che descrive le fasi operative, si legge: “ pulitura e lavatura di tutti gli stucchi, applicazione generale di tinta a più riprese mantenendo il più possibile intatta la modellazione degli stucchi e degli intagli. Ridoratura totale di tutte le parti dorate con oro puro in foglia, previa preparazione di sottofondo con vernici e mordente speciale. Per questa operazione si presume l’impiego di un quantitativo di 2300 libretti di oro puro in foglia”, la data, oltre ad essere indicata nel documento, è stata trovata sul lato destro dell’arco che unisce la volta al catino.

Quanto descritto corrisponde a quello che è stato realizzato nel restauro; nella campagna di indagine diagnostica è stato analizzato il colore steso sulle superfici, ed è risultato essere una tinta vinilica, e la doratura, in effetti, è stata realizzata con oro zecchino; la visione plastica degli stucchi non è stata stravolta, quella che è profondamente cambiata è la visione d’insieme.

Tale restauro si era reso necessario a causa di infiltrazioni di acqua piovana proveniente dalla copertura, è nello stesso anno che, a firma dell’Ing. Filzi, veniva eseguito un progetto per il rifacimento della copertura della tazza absidale.

Dalle analisi chimiche è stato rilevato che il supporto è costituito da un impasto di calce, ottenuto dalla cottura di calcare dolomitico, mescolata a polvere di marmo e sabbia e limitata quantità di gesso, in un campione è stata rilevata la presenza di polvere di legno; la superficie degli stucchi è molto consunta, in un campione sono state rilevate tracce di biacca in legante proteico (probabile finitura originale) sopra la finitura originale si trova la tinta vinilica; anche le analisi effettuate sulla doratura, mostrano lo strato originale consunto e frammentario sul quale è stata stesa la tinta vinilica, la missione e la nuova foglia d’oro.

In corrispondenza delle zone coinvolte dalle infiltrazioni di acqua piovana la ridipintura è in più punti caduta dandoci la possibilità di rilevare la finitura originale: come è visibile dalle fotografie allegate, il fondo era di color bianco ed intorno ai rilievi in stucco ed alle fasce dorate, era stata dipinta un’ombreggiatura che accentuava il contrasto tra il fondo chiaro e la doratura rendendo molto più vibrante l’apparato decorativo; non è stata quindi stravolta la plasticità dei modellati, come spesso capita di riscontrare a seguito del riempimento degli interstici da parte delle ridipinture, ma è stato tolto il movimento originario dalla stesura compatta della tinta grigiastra stesa nel restauro del 1966.

La malta stesa sulle superfici piane non è stata fratazzata ma tirata a cazuola, a luce radente sono ben evidenti le irregolarità ed i segni lasciati dagli utensili utilizzati; interessante è la tecnica esecutiva per realizzare gli stucchi: tutti gli elementi a rilievo, presenti attorno ai lacunari, sono stati eseguiti a banco e successivamente fissati alla parete (è visibile la stuccatura di raccordo tra i rilievi e la superfice piana), per la realizzazione del fiore presente nei lacunari, sono stati inseriti, a formare un cerchio, dei chiodi nella parete, tra un chiodo e l’altro è stata fissata una tegola con filo di ferro e successivamente sono stati stesi i vari strati di intonaco; per la realizzazione dei pistillo, è stato inserito un chiodo centrale su cui è stato modellato l’elemento floreale (una curiosità che abbiamo notato a proposito del pistillo, è che nella volta sono tutti aperti facendo vedere i semi sotto forma di palline dorate, mentre nel catino, dove gli spazi sono più stretti, i pistilli sono completamente chiusi nella parte alta, e leggermente aperti nella parte bassa); per la realizzazione delle figure è stata creata un armatura in ferro, l’elemento portante della struttura (un tondino con diametro di circa cm. 4) è stato inserito nella muratura fino a raggiungere l’estradosso della volta ed inchiavettato nella parte terminale; i ferri, per un maggiore ancoraggio della malta, sono avvolti da canapa; per realizzare il supporto delle parti aggettanti sono stati utilizzati mattoni, e medoni in cotto, abbiamo rilevato anche l’impiego di tubi in terracotta (vedi foto) che hanno avuto il vantaggio di creare volume ma di non gravare sulla struttura metallica con peso eccessivo.

Gli strumenti degli angeli sono stati realizzati con lamierini di metallo successivamente dorati.

Il fondo, attorno al sole dorato presente nel catino, prima della tinteggiatura del 1966, era dipinto con colore azzurro, questo era molto labile visto che se ne sono conservate poche tracce solo negli angoli, il resto è stato asportato a seguito della pulitura del precedente restauro ed inglobato alla ridipintura sintetica, l’analisi chimica ha indicato come pigmento dello smaltino steso su una base nera costituita da nero carbone.

Le pupille degli occhi delle figure originariamente erano colorate, la tecnica rilevata è di due tipi: alcune pupille sono disegnate con matita e successivamente dipinte con colore nero steso a secco (molto labile tanto che, dopo la rimozione della ridipintura, ne rimanevano poche tracce) in altri casi la pupilla era stata realizzata con una malta colorata in pasta, ed in questo caso, rimossa la ridipintura, è stato possibile effettuare un buon recupero.

I capelli della Madonna originariamente erano dorati, durante il restauro del ’66 sono stati dipinti di grigio, molto probabilmente per ottenere maggiore contrasto tra i capelli e la raggiera dorata, è stato deciso di recuperare la finitura originale anche se l’oro era molto frammentario.

 

Stato di conservazione:

Sulle superfici era presente un abbondante deposito di polveri grasse, provocate dal sistema ad aria forzata dell’impianto di riscaldamento; se pur la visione dell’apparato decorativo, come sopra descritto, non era quella originale ma frutto del restauro del 1966, il deposito di polveri non permetteva di cogliere l’esatto valore cromatico della ridipintura ma soprattutto la brillantezza dell’oro.

Vecchie infiltrazioni di acqua piovana proveniente dalla copertura, localizzate nel catino absidale, hanno comportato il decoesionamento del supporto di calce, dovuto alla fase di spinta durante la cristallizzazione dei Sali; in molti punti tale fenomeno si è aggravato a causa della ridipintura, che, avendo un legante sintetico, impediva una corretta traspirabilità  delle superfici. Molte erano le zone in cui si osservavano sollevamenti, oltre che della ridipintura, anche dei rilievi in stucco, altri distacchi, localizzati per lo più in corrispondenza delle infiltrazioni di acqua, erano dovuti all’ossidazione dei chiodi in ferro utilizzati per fissare gli stucchi o come armatura.

Le infiltrazioni di acqua erano presenti anche prima dell’intervento del 1966, in quast’anno, oltre ad intervenire sugli stucchi, si è provveduto a rifare il manto di copertura; molte delle zone degradate a causa delle infiltrazioni, in cui si era perso lo strato di finitura, sono state ridipinte nel ’66 direttamente sullo strato preparatorio di malta.

In passato ci sono stati anche movimenti strutturali che hanno provocato varie fessurazioni, le più evidenti erano localizzate nel lato destro inferiore della volta ed in corrispondenza dell’arco presente tra volta e catino; durante i restauri del ’66, le lesioni sono state stuccate, in corrispondenza delle stesse si rilevano difetti di adesioni tra gli strati preparatori e le stuccature; nel precedente restauro i distacchi in corrispondenza delle lesioni non sono stati consolidati, per questo motivo le stuccature erano in più punti a loro volta fessurate.

Molti degli elementi in stucco realizzati a banco e poi applicati alla volta erano instabili, alcuni dei quali in procinto di cadere.

Intervento di restauro

Come da progetto d’intervento, le operazioni di restauro avevano come scopo quello di ripristinare una corretta lettura d’insieme, mediante la rimozione delle polveri superficiali ed il risanamento delle zone coinvolte dai sali, ed una verifica puntuale della tenuta degli stucchi. Non era stato previsto il recupero delle finiture originali perché, così facendo, si sarebbe messo in discussione la finiture degli apparati decorativi delle altre volte del Duomo

Operazioni eseguite:

  • Osservazione puntuale, con luce diretta e radente,      dei rilievi in stucco e gruppi plastici per individuare i sollevamenti e      gli elementi a rischio di caduta
  • Rimozione dei sali cristallizzati a secco con      pennelli e spazzolini di nylon, successivo lavaggio delle zone interessate      con acqua distillata
  • Rimozione delle polveri incoerenti con pennelli a      setola morbida e mezzi aspiranti
  • Pulitura a tampone con acqua delle superfici      dipinte
  • Pulitura delle dorature con soluzione di acqua ed      alcool al 50%
  • Rimozione della ridipintura che occultava le      pupille delle figure e la doratura dei capelli della Madonna, mediante      batufoli di cotone inbevuti inizialmente di acetone (per una più rapida      asportazione della prima parte della ridipintura) e successivo      tamponamento con acqua ed alcool per completare la pulitura e mantenere le      tracce della pellicola originale conservatasi

 

  • Consolidamenti:

-         zone decoesionate – stesura a pennello di acqua di calce

-         sollevamenti pellicola pittorica e doratura- iniezioni di Acril 33 al 10% in acqua distillata; le scaglie sono state riposizionate mediante la pressione di tamponcini in cotone

-         distacchi che coinvolgevano gli stati preparatori – gli strati interni sono stati inizialmente lavati con iniezioni di acqua ed alcool, questa prima fase ha permesso una maggiore penetrazione capillare del consolidante; si è proceduto con iniezioni di resina acrilica Acril 33 al 3% per ridare coesione al substrato; successivamente sono state effettuate iniezioni di PLM in acqua distillata, variando la percentuale di acqua per ottenere una diversa fluidità del consolidante, per questa fase sono state utilizzate cannucce in PVC di diversi diametri. Nei distacchi più voluminosi, localizzati in corrispondenza delle lesioni della zona inferiore del lato destro della volta, è stato iniettato un legante idraulico composto da calce e pozzolana (Mapei I)

Le zone in cui l’intonaco si muoveva sono state tenute ferme ed in pressione mediante puntelli metallici regolabili.

 

  • Tutte le parti metalliche in cui era presente ruggine      sono state pulite con spazzolini di ferro e poi trattate con passivante

 

  • Fissaggio di rilievi in stucco staccati: tutte le      porzioni da riattaccare, prima di essere riposizionate, sono state pulite      con acqua distillata e le interfacce consolidate con una soluzione di      Acril 33 al 5%; gli elementi di piccola dimensione sono stati riattaccati      con una malta composta da calce Lafarge ed Acril 33 puro; le porzioni più      pesanti (ovulo cornice lacunare) e le parti in cui si doveva garantire una      maggiore tenuta meccanica, sono state attaccate con resina epossidica      bicomponente, per ricollegare la frattura del braccio destro dell’angelo      sinistro con tromba, è stato inserito un perno in vetro resina del      diametro di mm. 8 fissato anch’esso con resina epossidica bicomponente.

 

  • Stuccatura delle lacune: le lacune  che coinvolgevano solo lo strato      superficiale e le microfratture sono state stuccate con calce Lafarge a      cui è stata aggiunta una piccola percentuale di Acril 33 per rendere la      stuccatura più elastica; le fessurazioni e le lacune più profonde sono      state stuccate in una prima fase con malta di calce e sabbia      fibrorinforzata che garantisce un maggiore ancoraggio tra i due lati della      fessura, e si comporta da arriccio nelle lacune più profonde,      successivamente la stuccatura è stata completata con calce Lafarge; le      zone dello zoccolo in cui si è staccato l’intonachino, sono state stuccate      con malta di calce e sabbietta fine del Ticino

 

  • Integrazione pittorica: le lacune delle dorature e      l’integrazione delle pupille delle figure sono state integrate con      acquerelli; le lacune delle superfici piane sono state integrate con tinta      a calce colorata con pigmenti naturali

 

 

In questo restauro è stata pulita anche la parte interna dell’arco di accesso al transetto; inizialmente è stata effettuata una prima pulitura a secco medinate pennelli a setola morbida e spugne wishab, si è in seguito convenuto con la D.L. di approfondire la pulitura con acqua.

Le stuccature fatiscenti o realizzati con materiali non idonei, sono state rimosse meccanicamente e sostituite con malta di calce ed inerti colorata in pasta con pigmenti naturali; le zone in cui, a seguito del precedente restauro, si era persa la scialbatura di calce stesa originariamente, sono state velate con colori a calce

Durante la fase di pulitura degli angeli musicanti presenti nel catino absidale, abbiamo notato, tra i riccioli di due angeli, la presenza di tre bollini dorati su cui era riportata la scritta “Pasticceria Bolla”, nota pasticceria comasca ancora esistente; anche le corde di uno strumento, originariamente in ferro, sistema utilizzato per gli altri strumenti a corda, sono state sostituite da spago dorato del tipo utilizzato per chiudere i pacchetti. Sicuramente, durante il precedente restauro, qualcuno si è divertito a lasciare una sua testimonianza, gesto che non ha comportato nessun danno all’opera e che il visitatore dal basso non potrà mai vedere ma che a noi, che abbiamo avuto il privilegio di toccare con mano gli stucchi della volta, ci ha immediatamente riportato al gesto del collega che 45 anni fa ha operato in Duomo.

 

L’intervento di restauro è stato eseguito nei mesi compresi tra ottobre 2011 e gennaio 2012-02-09

 

  • Le documentazioni d’archivio ci sono state fornite      dalla Sig.ra Anna Citro

 

Busto Arsizio, 9 febbraio 2012